Passa ai contenuti principali

 EAST IS EAST

George, è un immigrato pakistano di religione islamica, residente in Gran Bretagna dal 1937. Sebbene risulti avere già una moglie in Pakistan, George è sposato da 25 anni con Ella, una donna inglese di origini irlandesi e di religione cattolica, da cui ha avuto sette figli: Nazir, Abdul, Tariq, Maneer, Saleem, Meenah e Sajid.

Le difficoltà per i Khan cominciano quando Nazir, il primogenito, rifiuta di sposare la ragazza pakistana che il padre gli ha scelto, facendo così naufragare malamente la cerimonia, e fuggendo a Londra. In seguito a ciò, viene disconosciuto dal padre. La famiglia gestisce un fish and chips in un quartiere operaio dove si iniziano ad avvertire i primi segnali di tensione interetnica: sui muri, infatti, compaiono i manifesti di Enoch Powell, un politico conservatore e xenofobo.

Intanto la vita continua nella famiglia Khan, e Sajid, il figlio più piccolo, ha scoperto di dover essere circonciso. Tenta di opporsi, ma invano. Nel frattempo George pensa ancora a come combinare dei vantaggiosi matrimoni per la sua famiglia e viene presentato al signor Shah, in cerca di due mariti per le due brutte figlie, a cui promette i suoi due figli Tariq e Abdul. Tariq però frequenta di nascosto la discoteca della zona e flirta con una ragazza bianca, nipote del vicino di casa razzista e xenofobo dei Khan, e nessuno dei due figli è disposto a prestarsi a un matrimonio combinato.

East is East - Film (1999) - MYmovies.it

Commenti

Post popolari in questo blog

La percezione sociale: come mi vedono gli altri?

La prima impressione  “La prima impressione è quella che conta”  Diverse ricerche psicologiche hanno mostrato che le persone decidono come comportarsi con gli altri in base a pochissime informazioni raccolte nei primi incontri.  La facilità con cui ci facciamo un'idea di una persona è anche all'origine di stereotipi, per questo motivo siamo molto attenti alla prima impressione nelle situazioni sociali. L’idea che l’altra persona si formerà di noi si baserà sulla sua prima impressione.  Giudicare se stessi e giudicare gli altri Quando giudichiamo una persona dalle prime impressioni, tendiamo a pensare che il suo comportamento sia frutto della sua personalità profonda, e quindi sia qualcosa di stabile e fisso. Gli psicologi hanno dimostrato che nei casi in cui dobbiamo giudicare gli altri, tendiamo spesso ad attribuire la causa di un comportamento alla persona stessa e alle sue abilita, non alla sfortuna o a qualche altro motivo esterno.  Se dobbiamo invece giudic...
                             PEDAGOGIA La pedagogia occidentale è nata nella Grecia antica , a partire dal V e IV secolo a.C., con il pensiero filosofico di Socrate e Platone. La pedagogia, fin dai tempi antichi, indicava la “guida” del fanciullo. Col passare dei secoli, filosofi, pedagogisti, scienziati, educatori, gruppi sociali, isti - tuzioni diverse, come la famiglia, la scuola, la Chiesa, lo Stato hanno contribuito al formarsi del pensiero pedagogico.  Fino alla metà del Novecento la pedagogia ha rappresentato un campo circoscritto del sapere: si concentrava in massima parte sulla scuola, l’apprendimento in situazioni scolastiche, la didattica, la storia della pedagogia. Col mutare della società, i fenomeni educativi sono divenuti più complessi; è stato quindi necessario introdurre nuove aree di ricerca e d’intervento, sempre più specia ...
 TESTO 14: Disabilità visiva, adolescenza, identità   Con bambini o ragazzi con disabilità visiva (ciechi o ipovedenti) è necessario adottare una pedagogia che pre - veda metodi educativi speciali sia a scuola, sia nella vita familiare.  La pedagogista Roberta Caldin ribadisce l’importanza di lavorare positivamente col ragazzo disabile ma anche con coloro che vivono con lui. Gli inse - gnanti, così come la famiglia, devono avere un approccio pedagogico che rassicuri il ragazzo e lo accompagni fin dall’inizio del suo percorso scolastico. L a cecità e l’ipovisione costituiscono una parte della persona-adolescente e possono causare una parziale limitazione dell’attività personale: spetta all’adulto impegnarsi per accrescere la sensibilità sociale e diffondere una cultura della riduzione dell’handicap che riconosca, nell’in - contro con l’adolescente disabile, prima l’appassionata condivisione dell’umana esistenza e poi il suo deficit.   Il...